Recensione: “Il gatto venuto dal cielo”

Senza titolo

Titolo: Il gatto venuto dal cielo
Titolo originale: Neko no kyaku (猫の客)
Autore: Hiraide Takashi
Traduzione: Laura Testaverde
Casa editrice: Einaudi
Anno: 2015 (originale: 2001)
Lingua: italiano

Venne l’inverno. Chibi stava entrando piano piano nella nostra vita come un rivolo d’acqua che penetri inosservato dalla finestra lasciata socchiusa, e si spanda scivolando su un’impercettibile pendenza, imbevendola. Ma già allora, quello che definirei un destino, accompagnava quel flusso.

Mi definisco un gattaro senza gatti (cos’è, pensate forse che un coniglio non possa amare i gatti?) perché questi umani mi hanno sempre ostacolato nel tentativo di tenerne uno con me; per questo, appena vedo qualcosa raffigurante un felino, ne sono sempre immediatamente attratto.
La prima volta che vidi questo libro fu un paio di anni fa: era una copia della traduzione inglese di proprietà di un’insegnante della mia umana. Mi appuntai immediatamente il titolo, deciso a cercarlo, e poi… beh, nel frattempo è uscita la traduzione italiana.

La storia:
Una giovane coppia inizia a ricevere le visite di Chibi, una gattina randagia trovata dai vicini. Pian piano i due iniziano ad affezionarsi alla piccola che, senza nemmeno che se ne rendano conto, diventa in breve tempo il centro del loro mondo…

Nel classico stile delle opere di alcuni dei più grandi autori della letteratura giapponese, al centro de Il gatto venuto dal cielo non troviamo le vicende dei suoi protagonisti, bensì emozioni e sentimenti. La stessa gattina non è che un pretesto per parlare della bellezza, scandagliando i moti dell’animo alla base dei rapporti tra il sé e l’altro: uomo, animale o natura che sia. Seppur ambientata in tempi moderni, l’opera ci propone un tuffo nel Giappone antico: l’ambientazione, le atmosfere, il ruolo preponderante svolto dal destino ci portano con la memoria – o forse dovrei dire con la fantasia – a mille anni fa, quando il paese era nel pieno del periodo letterariamente e culturalmente più ricco della sua storia.
Takahashi nasce come poeta, e percepiamo continuamente questa sua natura nelle descrizioni degli elementi naturali, che si fanno minuziose e immacolate, e sembrano prendere forma in un magnifico dipinto davanti ai nostri occhi. La struttura del romanzo lo rende oltremodo piacevole: i capitoli brevissimi tengono incollati alle sue pagine, continuamente desiderosi di leggere il capitolo successivo, e ci si ritrova all’ultima pagina senza nemmeno accorgersene.
Il gatto venuto dal cielo non lo definirei un capolavoro, ma un piccolo gioiello, una lettura piacevole che ti cattura con la sua poesia e il ricco immaginario che porta con sé. È un libro breve, poco più di un centinaio di pagine, e si legge velocemente, ma in quelle poche pagine regala brevi e preziosi attimi di bellezza, raffinatezza e nostalgia di un meraviglioso tempo lontano che, purtroppo, possiamo soltanto sognare.

Il mio voto: ★★★☆☆

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