Donne ai colloqui di lavoro…

spica sociale

 

Credo che ormai abbiate letto tutti questo articolo, e visto che sono un coniglio facilmente impressionabile dalle azioni degli esseri umani ho deciso di dare la mia opinione in merito.

Già la lettura dell’articolo in sé mi aveva trovato non poco contrariato, i commenti però mi hanno decisamente sconvolto e disgustato!
Eh ma a un colloquio devi rispondere a tutto quello che ti chiedono o ti attacchi.” “Eh ma il datore di lavoro deve tutelarsi…” “Eh ma è pieno di donne che se ne approfittano e appena trovano lavoro si fanno mettere incinta…” “Eh ma se una donna va in maternità crea un disagio all’azienda…

Allora, intanto mettiamo in chiaro una cosa fondamentale: un datore di lavoro NON è un dio in Terra che è lì per giudicare e comandare lo sfigato lavoratore di turno che, a questo punto, non sarebbe che un numero fra tanti che deve solo dare e mai chiedere. Lavoratore e datore di lavoro sono, innanzitutto, due persone e, in quanto tali, si trovano ESATTAMENTE allo stesso livello e sono tenuti a portarsi reciproco rispetto; secondo, quello che si viene a instaurare fra loro non è un rapporto di schiavitù, ma un contratto che prevede una COLLABORAZIONE tra le due parti, che tradotto vuol dire: “Io do e tu ricevi, tu dai e io ricevo”.

Bene, fatta questa premessa, che dovrebbe essere cosa ovvia ma in questo paese sembra non averlo capito ancora nessuno, passiamo al dunque: sì, è vero, ci sono donne che appena riescono ad assicurarsi un posto di lavoro scelgono di fare un figlio. Ci sono anche lavoratori, uomini e donne, che fingono malattie improbabili per ottenere ferie e pensioni di vario genere, cosa che, permettetemi, è un tantino più grave. E allora? Cosa facciamo? Chiediamo la situazione clinica del candidato e di tutti i suoi familiari? No perché si sa mai che questo improvvisamente si inventi qualche malattia, meglio tutelarsi. E se invece poi il lavoratore mi si ammala davvero e deve prendersi delle pause dal lavoro per curarsi? Cavolo, forse allora non è meglio assumere più nessuno così almeno siamo certi che questi stupidi lavoratori non ci daranno mai problemi!

Le donne hanno avuto la disgrazia (permettetemi il termine) di nascere con un utero, di dover sopportare i dolori mestruali una volta al mese e di dover scorrazzare un bambino nella pancia per nove; mentre gli uomini non hanno di queste rotture, eh già, che bravi, come se fosse un loro merito poi. Ma forse questi uomini dimenticano che un figlio una donna non lo fa da sola, e che probabilmente loro stessi hanno una moglie e dei figli, e che forse non farebbe loro così tanto piacere se alla loro moglie fosse rifiutato un posto di lavoro perché ha partorito i loro figli (o almeno mi auguro non gli faccia piacere…).
E soprattutto, forse a questi uomini sfugge il piccolo particolare che fare un figlio NON è un passatempo, NON è andare in vacanza. Fare un figlio è una responsabilità, un impegno ENORME, lavorare pur dovendo crescere un figlio richiede uno sforzo IMMANE; eppure ci sono donne disposte a farlo, per necessità o anche, perché così è giusto che sia, per ambizione. Un figlio non è il capriccio di una donna, non è un cagnolino, è un impegno che ci si prende e si è quasi sempre in due a volerlo. Un figlio è un’esigenza per la specie, perché se tutti la smettessero di fare figli per non perdere il lavoro l’essere umano si estinguerebbe (e quasi quasi potrebbe non essere neanche così male…); un figlio è un’esigenza per la società, perché è forza lavoro per il futuro. O questo vale solo quando il “problema” non vi tocca direttamente?

Sempre più spesso sento gente dire che una donna dovrebbe scegliere se dedicarsi ai figli o alla carriera, e mi viene sempre più da chiedermi se siamo davvero nel XXI secolo o se mi hanno ingannato. Una donna deve avere pienamente diritto di costruirsi una famiglia e farsi una carriera tanto quanto lo ha un uomo, è a questo che si sarebbe dovuti arrivare con l’evoluzione e tutte le lotte per la parità dei diritti. Ma Homo sapiens forse non ha le idee chiare, o forse è convinto di essere ancora fermo al Medioevo, quando le donne erano buone solo per figliare e non avevano alcuna utilità al di fuori dell’ambito domestico.
Assumere una donna è un problema per un datore di lavoro perché potrebbe rimanere incinta? Ottimo, allora voi per primi smettetela di desiderare dei figli! Voi per primi sottoponetevi alla castrazione chimica così da non rischiare di far rimanere incinta vostra moglie o la vostra fidanzata! Se una donna deve scegliere tra lavoro e famiglia, perché lo stesso non dovrebbe valere per un uomo? Fino a prova contraria non è esente dalle responsabilità familiari solo perché non ovaie-dotato.

Una donna che può fare un figlio non deve costituire per un datore di lavoro un problema, non più di un uomo che può ammalarsi. Il datore di lavoro deve tutelarsi? Il datore di lavoro deve tutelare la propria azienda! E tutelare la propria azienda è tutelare i propri lavoratori – perché un titolare è tale non per dare ordini e trarre guadagni sulla pelle altrui, ma per prendersi delle responsabilità – e questo NON lo si fa accertandosi che la donna di turno non abbia intenzione di fare figli prima di assumerla, ma cercando di agevolarne le condizioni lavorative. Avete mai sentito parlare di asili per i dipendenti all’interno dell’azienda, di lavoro da casa, di qualunque altra possibile forma di agevolazione che, guardate un po’, in altri paesi civilizzati ESISTE? No? Perché se la risposta è questa, allora sappiate che il problema non è la lavoratrice, ma quello che il sistema lavorativo non fa per andarle incontro.

E per quelli che: “Eh ma vedete la discriminazione ovunque, smettetela di essere così fissate”.
Sono pienamente d’accordo sul fatto che certe donne vedano la discriminazione ovunque, e sono di solito quelle che non hanno realmente capito cosa sia il femminismo e si aggrappano a sciocchezze quali: “Non si deve dire avvocato o avvocatessa ma avvocata!
Ma ahimè, secondo la Treccani: “Discriminazione = Distinzione, diversificazione o differenziazione, operata fra persone, cose, casi o situazioni.
La discriminazione cesserà di esistere solo quando una persona non sarà valutata in base alla sua possibilità di figliare, alla sua razza o orientamento sessuale, ma solo ed esclusivamente sulla base di ciò che fa o sa fare nell’ambito di riferimento. Nel momento stesso in cui un datore di lavoro per decidere se assumermi o meno, non si interessa di quali siano le mie capacità ed esperienze lavorative, ma dell’attività delle mie ovaie, FA una discriminazione, ed è sbagliata per definizione.

E per quelli che: “Eh ma è inutile che parliate tanto di discriminazione perché ci sono anche donne che fanno questi discorsi”.
È vero, ci sono anche donne che parlano così e io non le giustifico, anzi, la stessa cosa fatta da loro è ancora più grave che se fatta da un uomo! E purtroppo non riesco a decidermi se, in questo caso, vadano incriminate o compatite.

E per quelli che: “Eh ma va così e bisogna adattarsi”.
No, non “va così”, perché è proprio con i “Ma funziona così” e i “Ma fanno tutti così” che il mondo va in rovina! E ci tengo a ricordarvi che quello che va in rovina è il mondo in cui VOI STESSI vivete, e se pensate che la cosa non vi tocchi e non vi toccherà mai vi sbagliate di grosso. La parità dei diritti (di sesso, razza o qualunque altra cosa si tratti) e il rispetto reciproco devono essere i due concetti principali alla base della società, finché non sarà così il mondo continuerà a regredire. E se quello che volete è un mondo retrogrado, allora smettetela di considerarvi parte di un paese civilizzato o di sentirvi in diritto di criticare gli altri, perché siete esattamente al loro livello!

E per chi si trova dall’altra parte: non lasciatevi mettere i piedi in testa da chi pensa di essere migliore di voi, non buttate all’aria la vostra dignità per questo. Tutti meritiamo rispetto, e chi non è in grado di averne nei nostri confronti non lo merita nemmeno da parte nostra. Forse, se tutti iniziassimo a chiedere il rispetto che ci è dovuto, se la smettessimo di farci piccoli e lasciarci sfruttare perché “ci serve un lavoro e dobbiamo adattarci”, forse a quel punto le cose inizierebbero a cambiare.

Con affetto,
il vostro coniglio lunare.

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